Barbera d’Asti DOCG “La Barbatella”

Vinificazione

Raccolta manuale dei grappoli migliori e a completa maturazione verso la terza decade di settembre; diraspapigiatura soffice con successiva fermentazione sulle bucce in vasche di acciaio inox a temperatura controllata per 6-8 giorni a 24-26°C; frequenti follature e rimontaggi

Vinification

Manual harvesting of the best bunches and full maturation towards the third decade of September; vinification with destemming crush and maceration with skin contact in steel tanks with temperature controlled of 26-28°C for 15-20 days; frequently pumping over and punching down.

Vitigno

Vitigno | 100% Barbera
Esposizione | Sud
Forma di allevamento | Guyot
Anno di impianto del vigneto | 1950
Numero di ceppi per ettaro | 4500
Altitudine | 220 m S.L.M.
Natura del terreno | Calcareo tendente al sabbioso
Fermentazione malolattica | Svolta in acciaio
Affinamento | Dodici mesi in acciaio inox
Affinamento in bottiglia prima dell’immissione al consumo | 6 mesi
Prima annata di produzione | 1983
Capacità bottiglie | 0,75 - 1,5 - 5 l
Bottiglie prodotte | 6000 - 8000 a seconda dell’annata
Temperatura di servizio | 18°C

Vine

Grape variety | 100% Barbera
Exposure | South
Training sistem | Guyot
Year of planting | 1950
Plants per hectare | 4500
Altitude | 220 meters above sea level
Soil composition | Calcareous tending to sandy
Malo-lactic fermentation | Carried out in steel tank
Aging | 12 months in steel tank
Aging in bottle before the sale | 6 months
First vintage production | 1983
Capacity bottles | 0,75 - 1,5 - 5 l
Quantity of bottles | 6000 - 8000 depending on the vintage
Serving temperature | 18°C

La nostra tipologia di Barbera nella sua veste più classica e pura; fruttata ed elegante, fresca ed avvolgente, perfetta sintesi di tipicità ed eleganza, vitigno e terroir, tradizione ed innovazione; la bottiglia che per prima ci ha fatto innamorare di questo magnifico vitigno.

Our type of Barbera in its habit pure and classical; fruity and elegant, fresh and smooth, perfect synthesis of typicity and elegance, grape varieties and terroir, tradition and innovation; the bottle that first made us fall in love with this magnificent wine.

La Barbatella. La storia di una etichetta

Un racconto speciale di Laura Pesce

Breve introduzione di Cinzia Marguccio

In questi mesi in cui le porte de la Barbatella sono rimaste chiuse all’accoglienza, abbiamo avuto il tempo di riflettere e riconfermare lo scopo che muove il nostro fare. Anche una semplice degustazione per far conoscere i nostri vini diventa occasione di raccontare la storia di questa terra, la cultura di questi luoghi e continuare la nostra ricerca della bellezza. Abbiamo pensato così di raccogliere pensieri sul vino partendo dall’evoluzione delle nostre etichette e far parlare alcune persone che hanno visto il nascere e il divenire non solo della nostra azienda ma della realtà che abbraccia il mondo del vino. La nostra Barbera docg La Barbatella è raccontata da Laura Pesce, lei che è per noi maestra del narrar di vino e che tanto ci ha insegnato sulla storia di queste colline che amiamo. Il breve scritto che leggerete è un dono prezioso, leggendolo sento la sua voce sicura e saggia e allo stesso tempo quel suo stupore bambino sempre pronta a cogliere il nuovo.Descrive bene Laura, Giorgio Calabrese nell’introduzione al libro di Antonella Saracco Laura Pesce, una donna, il vino, un destino (2012, edizione Araba Fenice). Libro che consiglio a tutti gli amanti della cultura enogastronomica del nostro territorio: “Mi sono meravigliato, tanti anni fa, di vedere una donna-sommelier che si muoveva nell’assaggio dei vari vini con l’autorevolezza dei suoi colleghi maschi, ma al contempo è sempre fornita di un sorriso accattivante e rassicurante. Laura Pesce è stata una pietra miliare nel mondo dell’assaggio enologico nicese ed astigiano e ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per tutte le nuove generazioni della nostra provincia. (…).”

Grazie Laura!

La Barbatella. Label's history

A special tale by Laura Pesce

Introduction by Cinzia Marguccio

In these months during which the doors of la Barbatella have remained closed to you, we had the time to reflect and reconfirm the purpose that drives our doing. A simple tasting to make our wines known, becomes an opportunity to tell the story of this land, the culture of these places and to continue our search of beauty. So we thought it was a good idea to collect thoughts on wines, from the evolution of our labels and to let some people talk about the birth and becoming not only of our company, but also of the reality that surrounds us and embraces the world of wine. Laura Pesce is the person who tell you about our Barbera docg La Barbatella; for us, she’s a teacher of wine storytelling and she taught us so much about the history of these hills we really love. The text you’re going to read is a precious gift, while I read it I can feel her safe and wise voice and, at the same time, her amazement, always ready to grasp the new. Giorgio Calabrese, in the introduction to Antonella Saracco’s book “Laura Pesce, una donna, il vino, un destino” (2012. Edizione Araba Fenice), describes Laura in a perfect way. I suggest this book to all the lovers of the food and wine culture of our territory. Giorgio literally says: “I was amazed, many years ago, to see a woman-sommelier who started to taste various wines with the same authority of her male colleagues, always provided with a captivating and reassuring smile. Laura Pesce was a milestone in the wine tasting’s world of this area (Nizza and Asti) and she still represents a point of reference for all the new generations of our province. “

Thanks Laura!

Pensieri davanti ad un calice
di Laura Pesce

Ho davanti a me un bel calice di Barbera d’Asti docg La Barbatella 2019, giovane puledra piena di grinta, di forza e di energia che già ti cattura con il suo colore così profondo ma limpido, lucido e brillante…Non poco questi aggettivi per un vino rosso giovane… Prima di approcciarmi a degustarlo o semplicemente a berlo, la mente vola…Vola ai tempi in cui a Nizza si diceva nell’ambiente del vino: “IN MILANÈIS, l’ha catò ‘na casseina à la Nunsiò”. Un milanese ha comprato una cascina in Strada Annunziata…e il seguito: “Vuol fare una barbera straordinaria, unica!” Un po’ diffidenti, da buoni piemontesi, pensavamo: “Ne sarà capace? Ma come, meglio di noi?”Ebbi modo di conoscerlo alla Signora in Rosso in cui ero di casa, al famoso tavolo (primo a destra entrando nella sala) a cui era solito sedere Tullio Mussa che immediatamente mi fece rimanere con loro e mi presentò ad Angelo Sonvico.Da notare che in quel momento la Signora in Rosso era “Bottega del Vino”, non Enoteca Regionale del Barbera, tutto in amicizia, senza linee definite sulla gestione, sul ristorante ecc., tutto in divenire.

Sonvico mi parlò del suo “innamoramento” al nostro territorio, alla sua volontà di tradurre nel bicchiere tutta la sua convinzione di poter arrivare a qualcosa di grande. Capii in seguito, conoscendolo, che in quel bicchiere voleva tradurre anche la sua cultura. Cominciammo a parlare d’arte, di musica classica e mi convinsi che la sua impresa potesse riuscire quando conobbi anche lo staff tecnico a cui aveva deciso di affidarsi. Giuliano Noè entrò prepotentemente in questa direttiva e i risultati non tardarono ad arrivare. Le “guide” cominciavano ad essere conosciute e quella del Gambero Rosso gli tributò negli anni grandi riconoscimenti… Hai capito “el milanéis”….? Ne ebbi conferma quando una coppia di Zurigo mi fermò in piazza Garibaldi con la guida del Gambero Rosso in mano e mi chiese dove fosse la “Vigna dell’Angelo”. Compresi fino in fondo cosa significasse per un territorio avere una VIGNA che lo identifica diventando attrattiva turistica.

Cominciammo a conoscere le etichette: la Barbatella con i Girasoli di Van Gogh, il Sonvico con il Fortepiano…e la Vigna dell’Angelo…

Si aggiunsero i bianchi, i tagli bordolesi ad ampliare una gamma sempre più affermata. Diciamo che La Barbatella intesa come cascina e località è sempre stata fortunata. I proprietari che si sono succeduti l’hanno sempre tanto amata.

Quando subentrarono i Perego, sì la strada era tracciata, ma c’era tanta passione e voglia di dare una “zampata” innovativa, di aggiungere cose che facessero ricordare sempre di più quella collina. Ancora una volta ha prevalso la cultura, il BUON GUSTO. Anthélme-Brillant- Savarin già nel 700 definì “Buongustaio” non solo colui che sa apprezzare la buona cucina, ma colui che ha “Buongusto” nel suo atteggiamento, nelle sue scelte, nella sua volontà. Abbiamo visto rinnovarsi le etichette, più moderne ed attuali pur rimanendo nella scia di ricordare quelle precedenti. Adoro quella del Sonvico che ha sostituito il Fortepiano con pochi tasti stilizzati…elegantissima ed eloquente. Si aggiungono le immancabili bollicine, si organizzano eventi curati nei minimi particolari, che ti calano nella realtà esistente, con la semplicità dei grandi. Sovrano rimane il BUON GUSTO nella scelta delle proposte culinarie legate ad esaltare i prodotti locali e non solo, di grande eccellenza. Fare un pic-nic tra i filari o una grigliata è un’esperienza esaltante. Mi direte che sono di parte…? SI LO SONO Perché adoro le cose semplici ma fatte con professionalità, ricerca, volontà e intraprendenza. MENO MALE che sono arrivati I MILANESI!!!

CINQUE AGGETTIVI: LA BARBATELLA 2019 | Barbera d’Asti DOCG

Piena, generosa, schietta, fine, elegante.

Queste sono le parole che mi sono venute in mente, cercando di definirla solo con aggettivi. Sto bevendo l’annata 2019, quindi giovanissima.

L’ordine in cui li ho elencati non è casuale. I primi due (piena e generosa) sono gli stessi che avrei usato anche cinquant’anni fa per descrivere un vino, femmina però, derivante dal vitigno Barbera. Da schietta in poi cambia la storia. Una storia che ho avuto modo di riscontrare man mano che l’evoluzione di questo vino è diventata più tangibile. Se c’è una persona che abbia vissuto questo fenomeno in modo completo sono io: poter raccontare più di settant’anni vissuti non è cosa da poco.  Passando all’aggettivo Schietta mi riferisco ad un vino che esprime in pieno le caratteristiche peculiari del vitigno da cui proviene ma non condizionato da eventuali anomalie olfattive e gustative dovute ad una gestione della fermentazione e della conservazione abbastanza approssimative, cosa che negli anni ’50 e ’60 era possibile riscontrare di frequente. Ogni produttore era convinto che la sua fosse la migliore, senza badare al fatto che il tino o la botte puzzassero di muffa… Intendo la schiettezza come espressione di nettezza, e di franchezza che mirano a rafforzare sensazioni di vinosità e di fruttato che mi danno indicazioni sul luogo di provenienza. Ma sì, chiamiamolo “TERROIR” termine che racchiude vari fattori climatici e ambientali. Certe sensazioni soprattutto olfattive (mio papà le chiamava “L’AMMANDORLATO”) le trovi solo lì, nella zona sinistra del Belbo che va dall’Annunziata, al Bricco, alla Cremosina, scendendo alla Serenella fino alle propaggini di Vaglio…

Vinchio la collego a sensazioni diverse, non meglio o peggio, ma diverse. Sarà che mio padre senza dirmelo apertamente mi ha inculcato il messaggio che il territorio che ho circoscritto prima, fosse la “culla” della barbera. Sono nata in Piazza Garibaldi nella casa dove oggi c’è il ristorante “Le due Lanterne”, e pensando alla Barbera, quando non c’erano i palazzoni a coprire la visuale sulle colline, automaticamente ho sempre voltato la testa alla mia sinistra…e non ho solo ricordi belli. Che disastro le grandinate degli anni 50-60 (in particolare ’53-’54) dove in un attimo chicchi enormi, qualcuno sfiorava il mezzo chilo, distrussero anni di lavoro. Non mi sono mai stupita che in quella situazione parecchi vignaioli o contadini abbiano cercato lavoro alla FIAT…Si vitupera tanto l’abbandono della campagna, ma sfido chiunque a non accettare un posto in fabbrica con la famiglia che doveva essere mantenuta. Nel dopoguerra non è che si sciallasse nel benessere, ma non siamo rimasti con le mani in mano. Si andava avanti: se in collina era protagonista la grandine, a valle alluvione a go-go.

Ma torniamo alla nostra Barbera… Dopo averla definita “Schietta” passo a due aggettivi che la rappresentano oggi: “Fine” – “Elegante”. Quanti passaggi culturali, rivolti ad un miglioramento del prodotto. Ci si è rese conto che era necessario dare un prodotto più degno anche ai “damigianisti che a primavera venivano a comprarla sfusa, bisognava migliorarla tecnicamente. Che fatica accettare la figura dell’enologo, oggi ritenuto alla base della propria filosofia aziendale. Mio fratello, giovane enologo anni ’60, le sue prime consulenze le fece di notte… Il vicino non doveva sapere che tu avessi chiamato il tecnico, significava che il tuo vino era ammalato, aveva bisogno di cure. Pensate che differenza con oggi. Con Gino Veronelli si discuteva con convinzione sulla eventuale istituzione dell’enologo condotto a disposizione del territorio.  Intanto Arturo Bersano e Clemente Guasti cominciarono a definire in etichetta la “cascina” di provenienza “Cascina Fonda”, “Cascina Cremosina”, un passo culturalmente importantissimo nell’identificarlo con l’esatto luogo di provenienza. Dal 1986, anno del “metanolo” la musica cominciò a cambiare. Il consumatore capì che 1200 lire per un bottiglione da un litro e mezzo non poteva aver pretese, anzi: se ti andava bene diventavi solo cieco, altrimenti potevi anche morire. Non posso non citare a questo punto Giacomo Bologna, uomo della svolta, alla ricerca di un prodotto tecnicamente migliore e soprattutto con complessità diverse. Da allora in poi è stato tutto un susseguirsi di maggiori cure in vigna e in cantina. Immaginate se a uno dei vignaioli degli anni cinquanta fosse stata proposta una selezione delle uve o un diradamento…BLASFEMIA!Quindi la nostra Barbera diventa fine ed elegante, attraverso fermentazioni controllate, stabilizzazioni più curate per ottenere anche in un prodotto giovane qualcosa di gradito e armonico. L’armonia è equilibrio, bontà, piacevolezza. Questo cerchiamo in un vino: che ci piaccia, anche al primo approccio.

Quanti passi avanti! Oggi siamo dei viziati!

Thoughts beyond a glass of wine
by Laura Pesce

I have in front of me a great glass of Barbera d’Asti docg La Barbatella 2019, a young, strong and passionate wine, with a deep, clear, shiny and brilliant colour… not so bad for such a red young wine. Before tasting it, my mind starts overthinking… It goes back to those years when in Nizza people said: “IN MILANÈIS, l’hacatò ‘nacasseina à la Nunsiò” (literally, a men living in Milan brought a farm in the Annunziata)… followed by “He wants to create a great and unique barbera!” At the beginning, we were a little suspicious about that, we thought: “He’ll be able to? Better than us?” I had the opportunity to know him at Signora in Rosso, basically my second home at that time, at the famous table (the first one on the right after entering in the room) where Tullio Mussa used to sit; he, immediately, invites me to stay with them and he presents me to Angelo Sonvico.  In that moment, the Signora in Rosso was a simple wine bodega, and over the years it became an authentic wine shop, focused on the Barbera.

Sonvico told me about his love for our territory, about his idea to create a great and different wine.  Later, after I met him, I understood that, through that glass, he wanted to communicate his culture too. We started to talk about art and classic music and I became conscious about the success his company would achieve in future as soon as I met all the members of his staff. Giuliano Noè first of all, an important figure who made a great difference at Barbatella. La Barbatella soon gained some awards, thanks to some important “guides”, like, for example, Gambero Rosso.After a while, Cascina La Barbatella became more than a simple wine company. It obtains not only national, but also international honours, so much that, once, a couple from Zurich stopped me and asked me where the “Vigna dell’Angelo” was. A vineyard that became a real tourist attraction. First step, the labels: the Barbatella with his Van Gogh’s Sunflowers, the Sonvico with his Fortepiano and… the Vigna dell’Angelo… To expand even more this successful variety, the owner started to produce other wines, white ones too. We could say that La Barbatella, in terms of wine company and location, it’s always been lucky. His owners have never stopped loving it. When the Perego arrived, they tried to maintain and support the idea of Angelo Sonvico, but, at the same time, they wanted to give a hint of modernity and innovation, to create and experience even more. Again, culture, passion and GREAT TASTE got the best. In XVIII’s, Anthélme-Brillant-Sanarin called “Food lover” not only a person who knows how to appreciate good food, but a person who has a great style in his behaviour, his choices, his wishes. Although labels have changed, the idea remains the same and the new ones continue to remember the old ones. Above all, I really love the Sonvico one, elegant and meaningful. Talking about great taste, I have to mention all those culinary specialties, connected to local (but not only) products. A picnic among the rows or a barbecue are such an amazing experience. Would you say that I’m biased…? YES, I AM. I am because I love when people make something simple even being professional and determined, using research and initiative. THANKS TO THE MILANESI!!! 

FIVE ADJECTIVES: LA BARBATELLA 2019 | Barbera d’Asti DOC

Full, noble, genuine, subtle, elegant.

These ones are the words that come to my mind whenever I think about this wine. I’m drinking the Barbatella 2019, a very young wine. The order I chose is not casual. The first two ones (full and noble) are the same I would use 50 years ago to describe a wine originating from a Barbera vineyard. From genuine the story starts to change. A story that I had the opportunity to know, thanks to the evolution this wine passed through. I think I’m the only person who lived this process at all, I have more than 70 years to tell you. When I say this is a genuine wine, I am referring to the fact that it represents completely the characteristics of the vineyard it comes from, without being affected by some defects, due to an approximate handling of the fermentation and preservation. Each producer was convinced that his wine was the best, without considering the possibility that the vat or the barrel could smell like musty… So, when I say “genuine” I would like to give the idea of cleanliness, to intensify the sinuosity and the fruity proper to the terroir. You could appreciate certain feelings, in particular some aromas, only in that small area, located between Nizza Monferrato and Vaglio Serra. Vinchio gives me other sensations, neither better nor worse, simply different. It may be that my father convinced me that the territory I’ve just described was the home of the Barbera. I was born in Garibaldi Place in the house where today there’s a restaurant called “Le due Lanterne” and, thinking about Barbera I’ve always turned my head to the left, automatically… and not only positive memories came to my mind. An example, the hail storms happened in the years 50-60 (to be more precise, in 1953/1954); it was a disaster, they destroyed years of work. It is no wonder if, in that situation, a lot of farmers or winemakers started looking for a job at FIAT. It’s hard to leave the farm, but when you have a family to maintain it is better to accept a place in such a big company. And the situation didn’t change after the Second World War, but people had to go on. 

Returning to our Barbera… now it’s the turn of two adjectives that represent it actually; “subtle” and “elegant”. The main focus was to improve the quality of the product, firstly from a technical point of view. It was hard to accept the figure of an enologist, a person who, today, is one of the most important people in a wine company. My brother, he was a young enologist during the ‘60s and his first expertise was by night… The neighbour must not realize that you had called a technician, because it would mean that your wine wasn’t so good and that it needed more treatment. An enormous difference compared to what happens now. The situation changed from 1986, the year of “methanol”. From that moment, the customer understood that 1200 lire (the old italian money) for a bottle with a capacity of a liter and a half could have no claims, absolutely not. In relation to what I’ve just talked about, it’s time to present to you Giacomo Bologna, a man who worked hard to find a product that was technically better and more complex. Since then, the workers started to pay even more attention both to the work in the vineyard and to that in the cellar. During the previous years, it would be considered blasphemy!So, our Barbera becomes subtle and elegant thanks to the supervision and the care we paid to it, in order to obtain, also in a young product, something appreciated and harmonic. Harmony is balance, quality, pleasure. This is what we are looking for in a wine, we want to enjoy it from the first time.

Note organolettiche
di Claudio Dacasto

La Barbatella è la nostra barbera d’Asti nella sua veste più classica; questo vino è il frutto delle uve di 3 vigneti di barbera di età diverse, vendemmiati e vinificati singolarmente e assemblati al termine della fermentazione alcolica. L’affinamento si svolge successivamente in recipienti di acciaio inox per almeno un anno, dopo l’imbottigliamento segue un riposo in bottiglia di almeno 4 mesi prima della messa in commercio. Il vino si presenta nel bicchiere di un bel colore rosso rubino con intensi riflessi violacei, il profumo è vinoso, fruttato, frutta a bacca rossa in evidenza; il gusto è ricco, polposo, strutturato e persistente, con la rinfrescante acidità del vitigno che emerge sul finale e invoglia il sorso successivo.

Tasting notes
by Claudio Dacasto

The Barbatella is our barbera d’Asti in its classic form; this wine results from the grapes of three barbera vineyards of different ages, harvested and vinified individually and, then, put together at the end of the alcoholic fermentation. The aging takes place later into stainless steel containers for, at least, one year; once the bottling is finished, follows a rest into the bottle for at least 4 months before the output on the market.The wine looks ruby red colour with some intense violet reflections, the aroma is vinous, fruity, mainly red berry fruits could be smelt; the taste is rich, pulpy, complex and persistent, with the fresh acidity of the grape that comes up at the end and entices to enjoy the next sip. 

Il segno di un'etichetta
di Lorenzo Perego

… “sei bottiglie di Girasoli !!” … “Quando passi mi puoi portare tre o quatto scatole della VIOLA?” Oppure …”abbiamo assaggiato l’ultima annata dei girasoli!!”

È cosi che si usava chiamare la nostra barbera d’Asti quando siamo arrivati in Barbatella, ormai undici anni fa.  Si perché l’etichetta della nostra barbera era di un viola acceso e al centro campeggiava il noto dipinto I Girasoli di Van Gogh. Il giorno in cui abbiamo deciso di cambiare lo stile delle etichette, devo ammettere che il pensiero di mettere mano a un’etichetta cosi “storica” e riconosciuta dai nostri clienti più affezionati mi intimoriva tantissimo e riuscire a superare la soggezione di fronte a un’immagine cosi irruente e riconosciuta non è stato semplicissimo. Ho cercato di utilizzare questo limite psicologico a favore della scelta dell’immagine, convertendo tutto ciò che era “barocco e esuberante” in essenziale e incisivo. Innanzitutto abbiamo dato un nome alla Barbera; in passato era solo la Barbera d’Asti e nella nuova etichetta l’abbiamo battezzata “La Barbatella”… nome dell’azienda e contemporaneamente sinonimo di “origine”, pianta nuova ricca di speranza e di futuro.La nostra Barbera d’Asti più semplice non poteva aver nome migliore! Vino base di tutti i nostri vini rossi, vino più prodotto dalla nostra azienda, vino che sfrutta, utilizza ed esalta tutte le potenzialità del nostro territorio e della nostra collina. In poche parole, l’essenza della nostra azienda non poteva che prenderne il nome e onoralo tutte le volte che avrebbe incontrato un bicchiere. Il segno grafico è segno gestuale del pennello e del polso che tra mille pennellate, provate e riprovate, cancellate, rifatte, ripensate … cercava qualcosa che tendesse alla libertà, alla freschezza, alla solidità, alla poesia naturalistica resa in un gesto pulito, nervoso ma elegante. Anche questo è barbera, la nostra barbera, che nella semplicità vuole tendere sempre ad altro, che non cede e rimane sempre vigorosa e decisa. Quel ricciolo nero vuole essere un viticcio, ovvero quella parte della vite che si “aggrappa”, che permette al tralcio di sostenersi e arrampicarsi e rimanere produttivo. Ho voluto evocare questa parte della pianta perché la barbera è ciò che sostiene Cascina la Barbatella e che se continueremo a esserne rispettosi e innamorati ci permetterà sempre di rimanere attaccati all’origine della nostra terra e comunicarla attraverso i nostri vini. La striscia viola sul fondo… per non dimenticare. Lorenzo Perego

The label
by Lorenzo Perego

…”six bottles of Girasoli!!” …”At your convenience, could you bring me three of four boxes of VIOLA?” Or“We tasted the latest vintage of Girasoli!!”

This is how our Barbera d’Asti was called when we first arrived at Barbatella, now eleven years ago. Yes, because the label was of a bright purple color and, in the middle, it represented the well-known painting I Girasoli by Van Gogh. The day we decided to change the style of our labels, I have to admit that I was afraid of putting my hand to such an “historic” label, recognized by our most loyal customers, and try to overcome the awe in front of a such impetuous and important image was not so simple. I started to convert everything that was “baroque and exuberant” into essential and incisive. First of all, we gave a name to our Barbera; once it was only Barbera d’Asti, but in the new label we baptized it as “La Barbatella”… name of the company and, at the same time, synonymous with “origin”, a new plant full of hope and future. Our simplest Barbera d’Asti could not have a better name! It is our basic red wine, the most produced by the company, a wine that exploits, uses and enhances all the potential of our territory and hills. Basically, the essence of our company could only take its name and honor it whenever it met a glass. The graphic sign is a gestural mark made by the brush and the wrist that, among a thousand brushstrokes, tried and tested, canceled, redone, rethought… was looking for something that tended to freedom, freshness, solidity, naturalistic poetry… everything rendered by a clean, nervous but elegant sign. This is what our Barbera wants to communicate, in simplicity it wants to tend towards something else, it doesn’t yield and it always remains vigorous and decisive. The black curl wants to be a tendril, that part of the vine that “clings”, which allows the branch to support itself, to climb and remain productive. I wanted to evoke this part of the plant because the Barbera is the main base of Cascina La Barbatella and, if we continue to be respectful and in love with it, it will always allow us to remain attached to the origin of our land and communicate it through our wines. And, not to forget… the purple stripe on the bottom. Lorenzo Perego