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Sonvico. La storia di una etichetta

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Sonvico. La storia di una etichetta

Monferrato rosso Sonvico DOCG

Uno dei primi interventi rivoluzionari di Cascina la Barbatella in territorio piemontese fu, per mano del fondatore Angelo Sonvico, la conversione degli esistenti vigneti di Barbera a Cabernet Sauvignon. Gesto inizialmente poco gradito dalla popolazione nicese e successivamente apprezzatissimo dopo i primi assaggi.

La leggenda narra che per sollecitare e accompagnare la crescita delle novelle viti di Cabernet, in Cascina la Barbatella si usasse diffondere a volumi elevati i brani di piano forte di Fryderyk Chopin, mi correggo di… Fortepiano.

Da qui le prime etichette del vino rosso Sonvico raffigurano il Fortepiano di Chopin che oltre alla nota storica evoca il rapporto di equilibrio e di armonia che caratterizza questo vino complesso, austero, importante e allo stesso tempo, avvolgente e di grande beva.

Quando nel 2012 abbiamo deciso di rimettere mano alla linea di etichette dei nostri vini e dare un nuovo vestito a tutte le nostre bottiglie, ho cercato fortemente la sintesi e l’essenzialità delle immagini.

La pulizia di tre tasti bianchi e due neri su fondo bianco, la semplicità di rettangoli che si giustappongono tra di loro ma che sono il preludio di un’esperienza assimilabile all’ascolto di una sinfonia di suoni e emozioni da inseguire e fissare nella memoria.

Etichetta di Enrico Bellini e Lorenzo Perego

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Pierluigi Rivella

Ho conosciuto il Signor Angelo Sonvico verso la fine degli anni ’80 ed il titolare de “Cascina La Barbatella” è stato da subito una persona molto interessante, simpatica e carismatica. Mi è sembrato come un vero pioniere che seguiva le proprie idee nel tracciare una via che per il mondo vinicolo di Nizza Monferrato, a quel tempo, è parsa molto avveniristica ed avventata.

A dire il vero in quel di Nizza c’era già qualche produttore che stava lavorando bene sulla qualità della barbera, parlando di territorio ed etichette legate alle cascine di produzione delle uve, ad esempio Clemente Guasti ed Arturo Bersano. Il desiderio di Sonvico era però quello di andare oltre: produrre il miglior vino possibile in quello splendido ritaglio di territorio de La Barbatella, al Bricco di Nizza, sulla strada dell’Annunziata.

Allora si iniziò con l’attento recupero dei vecchi vigneti impiantati a barbera ed i nuovi impianti sempre di barbera, ma anche di cabernet Sauvignon, destinati alla produzione di un taglio bordolese che per Nizza forse è stato il primo. Un vino destinato a fondere le caratteristiche dei due vitigni ed a durare nel tempo, a percorrere le strade del vino portando alto il nome di Sonvico, della Barbatella, dell’enologo Giuliano Noè, ma anche quello di Nizza Monferrato.

La prima produzione del vino denominato semplicemente “La Vigna di Sonvico”, successivamente compreso nella d.o.c Monferrato, fu quella della vendemmia 1989 e cominciò subito a fare incetta di premi e recensioni:

  • L’annata ’89 fu premiata quale miglior vino italiano al Concorso Mondiale di Montreal ’92;
  • 3 bicchieri rossi ininterrottamente dall’annata 1990 all’annata 1998 e poi varie altre volte nelle annate successive;
  • Recensioni delle miglior guide e riviste vinicole che proseguono tuttora;
  • Presenza in tantissimi ristoranti ed enoteche importanti sia in Italia sia all’estero.

Insieme occorre anche valutare le presenze registrate in cascina nel corso degli anni da parte di pubblico “del mestiere”, ma anche di tantissimi eno-appassionati e cultori del buon vino che, attraverso la visita dal produttore, vogliono rendersi conto da vicino di come si ottengono prodotti di quel tipo. Movimento che ora sta soffrendo per i noti motivi salutistici, ma che siamo certi potrà riprendere a breve per la soddisfazione di tanti, ma anche per lo staff della Barbatella.

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Note organolettiche

Un vino affascinante, nato dal connubio tra l’internazionale Cabernet Sauvignon e l’autoctona Barbera. Il colore è rubino, carico, intenso. Già dal profumo si percepisce il blend, con il frutto maturo della barbera, le spezie e l’eleganza del Cabernet ben integrate con la complessità e l’austerità data dal lungo affinamento in legno. In bocca è ampio, ricco, persistente, sorretto da una piacevole acidità e tannini lunghi e setosi. Un vino dalla lunga vita. Claudio Dacasto

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segui il QUI link con tutta la storia del SONVICO

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